SINTESI NON TECNICA


Il presente Studio di Impatto Ambientale (SIA), presentato dalla Industria Cementi Giovanni Rossi S.p.A. (Proponente) riguarda il progetto di coltivazione per l’estrazione di marna da cemento della concessione mineraria, denominata “Quero”, ubicata in provincia di Belluno, nel territorio del comune di Alano di Piave (Figura 1).
Lo Studio è stato realizzato, secondo quanto previsto dalla Legge Regionale 26 marzo 1999, n. 10 “Disciplina dei contenuti e delle procedure di valutazione d’impatto ambientale”, per conto del Proponente dall’A.R.T. Studio s.r.l..
Allo Studio di Impatto Ambientale è affidato il compito di fornire l’informazione necessaria per consentire di valutare, in modo non arbitrario, il grado in cui l’opera proposta possiede il requisito della compatibilità ambientale. Essendo questo l’obiettivo del SIA, appare evidente l’importanza di definire in via preliminare cosa si intenda per compatibilità ambientale e come si possa determinarne il grado.
Convenzionalmente, si ritiene che la compatibilità ambientale di un’opera dipenda dall’ottimalità ambientale della stessa, intesa come minimizzazione degli impatti negativi rispetto alle soluzioni alternative, nel rispetto del vincolo che gli impatti ambientali negativi ricadano nel campo dell’accettabilità, previa verifica dell’economicità della stessa. Questo fatto pone al SIA il compito di dimostrare come gli impatti residui, dopo eventuali opere di mitigazione, rispettino il vincolo dell’accettabilità.
La redazione dello Studio di Impatto Ambientale comporta anche la stesura della cosiddetta “Sintesi non tecnica”, documento destinato all’informazione del pubblico. Essendo questo documento destinato ad un pubblico non costituito da specialisti, la Sintesi non tecnica deve proporre, in un linguaggio semplice, i contenuti salienti e la spiegazione del progetto e delle sue conseguenze ambientali alle varie comunità ed ai singoli interessati.
A fronte di un’opera come quella proposta è legittimo pensare che ci si interroghi sugli aspetti importanti connessi con la sua realizzazione e, soprattutto, ci si domandi quali saranno le sue caratteristiche tecniche e funzionali, quali ed in che misura saranno le ricadute ambientali, se ci saranno e quali potranno essere le conseguenze socio-economiche derivanti dalla sua realizzazione.
Cercando di immedesimarsi nelle aspettative del Lettore di questo documento, che cerca in esso risposte chiare e semplici ad una serie di domande che vengono spontanee a fronte della presentazione del progetto di apertura di una nuova attività mineraria, si è ritenuto utile impostare questa Sintesi non tecnica sotto forma di una serie di domande, le cui risposte dovrebbero fornire al Lettore un’informazione sintetica, chiara ed esaustiva.
Indice delle domande

Chi è e quale attività svolge il Proponente?. 4
Quali sono le attuali esigenze aziendali?. 4
In cosa consiste il progetto di coltivazione mineraria?. 4
Cosa prevede il progetto di recupero ambientale?. 8
E’ prevista la manutenzione degli inteventi di recupero ambientale?. 9
E’ prevista la realizzazione di impianti e strutture a servizio dell’attività mineraria?. 10
La nuova attività è compatibile con i Piani ed i Programmi esistenti?. 11
Esistono delle alternative all’apertura del sito di Alano di Piave?. 11
Qual è l’area sulla quale potrebbero ricadere gli effetti del progetto?. 13
Quali sono le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrografiche ed idrogeologiche di quest’area? 13
Quali sono le caratteristiche ambientali di quest’area?. 14
Quali emissioni verranno generate durante la realizzazione del progetto?. 15
Quali effetti si prevedono sulla vegetazione la fauna e gli ecosistemi?. 16
Come è stato affrontato il problema della viabilità?. 16
Quali effetti si prevedono sul paesaggio?. 17
Quali misure sono state previste per minimizzare gli effetti ambientali dell’opera?. 18
Ci saranno degli impatti residui dopo la chiusura della miniera?. 19

Indice tabelle di sintesi degli impatti:
Tabella A –
Matrice coassiale di valutazione degli impatti previsti durante la coltivazione della miniera
Tabella B –
Matrice coassiale di valutazione degli impatti residui previsti in post-chiusura

Indice figure:
Figura n.1 – Inquadramento geografico
Figura n.2 – Fasi di coltivazione
Figura n.3 – Sistemi di abbattimento del minerale
Figura n.4 – Carta dello stato attuale e della vegetazione
Figura n.5 – Progetto di coltivazione e recupero ambientale alla fine del 1° lotto
Figura n.6 – Progetto di coltivazione e recupero ambientale alla fine del 2° lotto
Figura n.7 – Progetto di coltivazione e recupero ambientale alla fine del 3° lotto
Figura n.8 – Progetto di coltivazione e recupero ambientale alla fine del 4° lotto
Figura n.9 – Esempi di interventi di regimazione idraulica realizzati nella miniera di Possagno (TV)
Figura n.10 – Esempi di interventi di recupero ambientale realizzati nella miniera di Possagno (TV)
Figura n.11 – Fotosimulazione stato attuale e lotto 1
Figura n.12 – Fotosimulazione lotto 2 e lotto 3
Figura n.13 – Fotosimulazione di breve e lungo periodo
Figura n.14 – Carta degli usi e della copertura del suolo
Figura n.15 – Viabilità soluzioni alternative



In allegato viene fornito l’indice generale degli elaborati presentati nello Studio d’Impatto Ambientale e la guida alla lettura.
Chi è e quale attività svolge il Proponente?
Il Proponente è l’Industria Cementi Giovanni Rossi S.p.A., società con sede a Piacenza, sorta agli inizi degli anni ’30 e specializzatasi nella produzione di leganti idraulici.
Essa gestisce tre cementerie a ciclo completo, a Pederobba (Tv), a Fumane (Vr) ed a Piacenza, oltre ad un centro di macinazione a Ozzano Monferrato (Al).
La cementeria di Pederobba, alla quale verrà destinato il materiale estratto dalla futura miniera, è una delle cementerie tecnologicamente più avanzate e moderne tra quelle presenti nella Regione Veneto: la sua capacità produttiva raggiunge il 27% della produzione totale del Veneto.
Quali sono le attuali esigenze aziendali?
Attualmente, la cementeria di Pederobba è alimentata dal materiale estratto dalla miniera di “Possagno”, ubicata nei comuni di Paderno del Grappa e di Possagno (TV). Dal punto di vista qualitativo, tale materiale è caratterizzato da forte variabilità, e questo fa sì che non sempre esso sia perfettamente rispondente alle esigenze dello stabilimento utilizzatore. Ciò spinge il Proponente a reperire materiale “correttivo”, in quantità che attualmente raggiungono il 30%, da altri siti localizzati nelle province di Belluno e di Trento a circa 40-70 km di distanza.
Tale situazione determina:
- un notevole impatto sul sistema viario e ambientale in generale, dovuto al traffico generato dal trasporto della considerevole quantità di materiale correttivo necessario e alle distanze tra punti di approvvigionamento;
- espone l’azienda alla dipendenza da fornitori esterni per materiali strategici;
- un notevole costo aggiuntivo di produzione.
L’apertura del nuovo sito estrattivo permettendo di risolvere questi problemi ha indotto il Proponente a riconsiderare le riserve disponibili, con la consapevolezza che l’incremento delle stesse è il necessario presupposto per una programmazione di medio e lungo termine degli investimenti al fine dello sviluppo e dell’aggiornamento tecnologico dell’attuale cementeria.
E’ infine importante sottolineare che non è previsto alcun aumento di produzione da parte della cementeria di Pederobba.
In cosa consiste il progetto di coltivazione mineraria?
Il progetto di coltivazione prevede, all’interno della perimetrazione della concessione mineraria (circa 78 ha), l’apertura di due cantieri distinti, il primo denominato Copaltro posto tra le quote 360 m s.l.m. e 395 m s.l.m., ed il secondo chiamato Col del Roro posto tra le quote 445 m s.l.m. e 600 m s.l.m., per una superficie totale di circa 21 ha. In Figura 4 è riportato lo stato attuale dei luoghi con l’individuazione delle due future aree di cantiere.
La coltivazione del giacimento, analogamente a quanto avviene attualmente nella miniera di Possagno, sarà impostata per fette orizzontali discendenti con l’esaurimento di una fetta per volta (splateamenti), su scalini alti mediamente 3÷4 m, normalmente aventi bordo esterno arborato quale quinta di mascheramento visuale. Nello schema sottostante è raffigurata l’impostazione del cantiere tipo.

Tale metodo consente da un lato di ottimizzare la contestualità tra operazioni di coltivazione e di sistemazione ambientale, e dall’altro, di ridurre l’impatto visivo e la propagazione del rumore generato dall'attività, lasciando verso valle un “dente” di materiale ancora da coltivare con sopra la propria vegetazione arborea. La sequenza dei lavori sarà tale da assicurare la sistemazione della zona a monte, prima dell’asportazione della quinta di mascheramento visuale, così da non esporre mai alla vista i cantieri ancora in estrazione ma solo aree già rinverdite.
Il ciclo di coltivazione sarà articolato in fasi distinte (Figura 2), di cui le principali sono:
- preparazione;
- abbattimento del minerale;
- carico e trasporto del minerale;
- sistemazione e manutenzione ambientale.
I lavori di preparazione riguardano tutte le opere necessarie per mettere a giorno il minerale e consentire la realizzazione delle successive fasi di processo; essi comprendono:
- la rimozione della vegetazione;
- il tracciamento e la manutenzione di piste e vie di carreggio;
- la scoticatura e la messa a deposito provvisorio dedicato del terreno vegetale, da riutilizzare nella rinaturalizzazione delle scarpate;
- lo scavo e lo stoccaggio provvisorio del terreno di copertura.
Particolare importanza avrà la movimentazione del terreno vegetale e di copertura (Figura 2, foto n.1): parte di esso sarà inviato direttamente nelle zone appena escavate, ai fini della immediata modellazione e sistemazione ambientale; l’eventuale eccedenza sarà invece trasportata e stivata a deposito temporaneo, di norma posizionata ai margini degli ambiti estrattivi, e ripresa nei volumi e nei tempi previsti dal progetto di coltivazione.
Per quanto riguarda l’abbattimento (Figura 2, foto n.2), l’estrazione del minerale avverrà con un sistema misto: nell’area di Copaltro si opererà esclusivamente con mezzi meccanici; nell’area di Col del Roro, nel caso di bancate più tenaci e compatte, questo sistema potrà esser preceduto da un preventivo allentamento delle formazioni mediante blando utilizzo di esplosivo (Figura 3).
La fase di carico (Figura 2, foto n.3) della roccia, preventivamente abbattuta ed eventualmente ridotta alla pezzatura richiesta dall’impianto, avverrà per mezzo di un escavatore idraulico e/o di una pala cingolata.
Il trasporto (Figura 2, foto n.4) sarà effettuato con autoarticolati, aventi portata utile pari a circa 36 t, da imprese esterne che da anni operano per il Proponente. Allo scopo di evitare disagi alla viabilità esterna, gli autoarticolati in uscita dalla miniera transiteranno attraverso un impianto per il lavaggio dei pneumatici.
La risistemazione ambientale riguarderà essenzialmente:
- il modellamento dei fronti;
- la stesura di uno strato di suolo composto da terreno vegetale;
- la semina di foraggiere rustiche;
- il rimboschimento;
- la regimazione idraulica;
- la manutenzione del verde realizzato;
il tutto secondo quanto previsto dal progetto di coltivazione.
Tali operazioni seguiranno immediatamente la fase estrattiva, e verranno realizzate prevalentemente con mezzi meccanici quali bulldozer, escavatore idraulico, pala cingolata, terna e dumper. Tali operazioni verranno effettuate per fasce di circa 3÷4 metri, pari all’altezza dello scalino escavato.
La sequenza dei lavori futuri si articolerà in quatto lotti quinquennali (Tabella 1 e relativo grafico, e Figure 5-6-7-8), per un volume lordo estraibile ammontante a circa 4.400.000 m3. Di questo, si possono ipotizzare circa 200.000 m3 di materiale sterile, non utilizzabile presso la cementeria, ma riutilizzato per il rimodellamento dei fronti di scavo. Pertanto, il quantitativo utile da destinarsi alla cementeria risulta essere pari a 4.200.000 m3, corrispondenti a circa 200.000 m3/anno.

Sequenza lotti
Volume minerale estratto (m3)
Aree in estrazione (ha)
Aree recuperate (ha)
Aree da coltivare nei successivi lotti (ha)
Totale aree d'intervento estrattivo (ha)
fine 1° lotto
1.040.000
2,65
5,04
11,37
19,06
fine 2° lotto
2.140.000
3,34
7,96
7,76
19,06
fine 3° lotto
3.220.000
4,31
11,02
3,73
19,06
fine 4° lotto
4.200.000
0,00
19,06
0,00
19,06
Tabella 1– Sequenza dei lavori

Il precedente grafico evidenzia l’evoluzione delle superfici dei cantieri in estrazione in relazione alle aree definitivamente sistemate.
Le metodologie e le sequenze di lavoro applicate nei quattro lotti saranno sostanzialmente simili. La coltivazione interesserà inizialmente l’area di Copaltro (per una durata prevista pari a 1,5 anni) sino all’esaurimento delle volumetrie disponibili, per poi spostarsi a nord nell’area di Col del Roro.
Cosa prevede il progetto di recupero ambientale?
Il progetto di recupero è mirato a ripristinare sull’area interessata dalla coltivazione mineraria le condizioni ambientali il più possibile analoghe a quelle attuali (Figure dalla 9 alla 13).
Gli interventi di recupero e sistemazione ambientale, realizzati al termine di ogni fase di coltivazione, possono essere riassunti nel seguente elenco:
- interventi rivolti alla regimazione delle acque superficiali, mediante la realizzazione di canalette conformate in roccia, bacini di raccolta e sedimentazione delle acque di ruscellamento e opere di sistemazione degli impluvi esistenti;
- interventi di rinaturalizzazione mediante riporto di terreno naturale ed agrario, inerbimenti ed impianto di specie arbustive ed arboree.
Gli interventi di rinaturalizzazione sono rivolti alla ricostituzione dello strato attivo di suolo per renderlo idoneo a svolgere le sue funzioni nutrizionali, di supporto statico e di riserva idrica per la vegetazione.
Tutta l’area di intervento sarà inerbita, impiegando specie rustiche, con la tecnica dell’idrosemina sulle superfici inclinate e semina a spaglio sulle superfici pianeggianti.
Per quanto riguarda gli impianti di specie arbustive ed arboree, verranno riproposte le diverse tipologie forestali presenti (ad eccezione del robinieto), in modo da riportare lo stato dei luoghi, al termine dei lavori, ad una situazione simile all’attuale, ma migliorata con l’introduzione di specie vegetali che offrono maggiori possibilità di nutrimento e rifugio per la fauna. Verranno impiegate pertanto solo essenze autoctone con densità variabili da zona a zona, in piccoli gruppi e poste a dimora con sesto irregolare.
Sia gli esemplari arborei che arbustivi, di due o tre anni di vita, verranno impiantati con pane di terra al fine di limitare gli stress da trapianto ottenendo così un più rapido accrescimento ed una maggiore percentuale di attecchimento.
E’ prevista la manutenzione degli interventi di recupero ambientale?
La manutenzione degli interventi di recupero ambientale avrà tre funzioni principali:
- garantire l’affrancamento e l’evoluzione degli interventi di rinverdimento;
- mantenere l’efficienza delle opere di regimazione idraulica;
- ripristinare eventuali condizioni puntuali di erosione ed instabilità dei suoli di nuova costituzione.
Gli interventi ordinari consistono in:
- sfalcio almeno una volta l’anno della cotica erbosa;
- concimazione annuale necessaria per reintegrare la fertilità del suolo, pratica limitata ai primi anni;
- controllo e pulizia del reticolo idrico superficiale, mediante controllo visivo delle canalette ed eventuali interventi di pulizia, con asportazione del materiale fine sedimentato e delle erbe infestanti, al fine di evitare fenomeni incontrollati di ruscellamento superficiale;
- controllo e manutenzione della viabilità di servizio, al fine di mantenerla sempre percorribile in sicurezza;
mentre quelli di manutenzione straordinaria sono:
- trasemine da eseguirsi con lo stesso miscuglio utilizzato nella semina, nei punti dove non è avvenuta la germinazione e l’affrancamento della cotica erbosa;
- sostituzione delle fallanze, per quanto riguarda le specie arboree ed arbustive;
- controllo sulle formazioni forestali già affermate, con interventi di diradamento, ripulitura del sottobosco e l’eliminazione delle erbe infestanti interferenti con lo sviluppo vegetativo delle piante.
E’ prevista la realizzazione di impianti e strutture a servizio dell’attività mineraria?
Per il corretto svolgimento della coltivazione in progetto, sarà necessario procedere all’installazione di alcune strutture ed impianti presso l’area di miniera, recuperando per quanto possibile gli edifici esistenti. Nello specifico, andranno realizzati il fabbricato da adibirsi ad ufficio, spogliatoio, locale refettorio e servizi igienici, la stazione di rifornimento per il gasolio, la stazione di pesatura, il locale officina e la cabina elettrica di trasformazione, l’impianto a ciclo chiuso per il lavaggio delle ruote degli autocarri ed il bacino di raccolta delle acque piovane che lo alimenterà. La maggior parte di queste strutture, di modeste dimensioni, troverà ubicazione nell’area Copaltro.
Sarà inoltre realizzata una specifica viabilità per il collegamento del cantiere Copaltro con la viabilità pubblica, di larghezza pari a circa 7 m e pendenza media del 10% (pendenza massima pari al 12%). Per il collegamento interno dei due cantieri di estrazione, sarà invece realizzata una pista interna con fondo sterrato avente larghezza di 7 m e pendenza media del 12% (con punte del 14%).

La nuova attività è compatibile con i Piani ed i Programmi esistenti?
Il Progetto di coltivazione mineraria è stato preliminarmente confrontato con:
- gli strumenti di pianificazione territoriale che dettano le norme di gestione del territorio, con particolare riguardo al Piano Regionale di Sviluppo (P.S.R.), al Piano Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.), al Piano d’Area del Massiccio del Grappa (P.A.M.A.G.), al Piano Territoriale Provinciale (P.T.P.), al Piano Pluriennale Socio-Economico della Comunità Montana Feltrina (P.P.S.C.M.), P.R.G. di Alano di Piave;
- le norme di protezione ambientale e di conservazione della natura;
- i Piani regionali di settore.
Dalla verifica delle caratteristiche del progetto, emerge il fatto che, nonostante sia l’area in oggetto che la più ampia area vasta siano ricomprese entro un ambito di particolare valore paesaggistico ed ambientale, non esistono preclusioni all’ipotesi di svolgimento dell’attività mineraria. Si segnala che per verificare ulteriormente la compatibilità dell’intervento estrattivo con gli strumenti di protezione della natura, il Proponente ha provveduto a svolgere la Valutazione di Incidenza Ecologica (VIEc), in accordo con la normativa vigente.
Esistono delle alternative all’apertura del sito di Alano di Piave?
Lo Studio di Impatto ambientale, coerentemente con quanto espressamente richiesto dalla normativa vigente, ha preso in esame tutte le alternative di progetto che, almeno in linea di principio, potrebbero soddisfare le principali esigenze del Proponente.
Le alternative di progetto analizzate hanno riguardato il piano di coltivazione, la localizzazione del sito, gli interventi sulla viabilità e anche della non realizzazione dell’opera.
Per quanto riguarda le alternative legate alla tecnica ed al piano di coltivazione, si sottolinea che l’adozione del metodo delle fette orizzontali discendenti rappresenta il metodo ambientalmente meno invasivo. Inoltre il progetto presentato è quello che minimizza le superfici di coltivazione in funzione delle quantità di materiale da estrarre, pur consentendo comunque l’ottimale sfruttamento della risorsa mineraria.
Per quanto riguarda le alternative di localizzazione del sito, in una prima fase sono stati individuati i siti alternativi presenti entro un raggio dallo stabilimento utilizzatore, tale da consentire i trasporti a costi accettabili (condizione inderogabile di idoneità del sito); successivamente se ne è verificata l’idoneità analizzando le condizioni limitanti e gli elementi favorevoli.
Nel caso specifico, sono stati individuati i seguenti n.7 siti:
- Cava dorsale Costalunga (“Paretone”), nei comuni di Possagno e Castelcucco;
- Cava Onigo, in comune di Pederobba;
- Ex Concessione mineraria “Quero” – zona: Alano – Riva del Col, in comune di Alano di Piave;
- Ex Concessione mineraria “Quero” – zona: La Madonnetta, in comune di Quero;
- Ex Concessione mineraria “Pederobba” - zona: Costa Alta, in comune di Pederobba;
- Ulteriore ampliamento della Miniera Possagno: zona estrattiva compresa tra le valli di Costacurta e Pozzolo, nei comuni di Possagno e Paderno del Grappa.
- Concessione mineraria “Quero”- zona: Alano-Campo, in comune di Alano di Piave.
Dall’analisi effettuata è emerso che, quantunque i siti presi in esame, fossero sette, sei di essi da una prima analisi hanno evidenziato dei fattori escludenti, che hanno rese superflue ulteriori valutazioni.
Conseguentemente, l’unico sito risultante potenzialmente idoneo, sul quale sussistevano le condizioni per sviluppare i quadri specialistici del SIA, era quello denominato “Miniera di Quero”- zona: Alano-Campo, in comune di Alano di Piave.
L’ipotesi di non realizzare l’opera (opzione zero) determina problematiche ambientali legate ai flussi di traffico di veicoli pesanti considerevolmente maggiori rispetto a quelle derivanti dal reperimento del materiale dal sito proposto, un notevole incremento del costo di produzione, oltre agli ulteriori impatti dovuti all’estrazione del minerale nelle attuali cave di approvvigionamento. La situazione attuale genera quindi una serie di interferenze ambientali seppure più distribuite sul territorio, che complessivamente inducono un impatto ambientale significativo.
Qual è l’area sulla quale potrebbero ricadere gli effetti del progetto?
Per valutare le caratteristiche del territorio entro cui potenzialmente le interferenze generate dal progetto potrebbero avere effetti significativi, si è individuato un “ambito di influenza potenziale” che rappresenta l’estensione massima entro cui gli effetti sull’ambiente si affievoliscono sino a diventare inavvertibili. In questo caso, l’ambito assunto ricopre una superficie di circa 9,6 km2, corrispondente ad una perimetrazione estremamente cautelativa, in quanto la distanza minima tra il sito (aree di intervento estrattivo) ed il perimetro dell’area di indagine non risulta mai inferiore a 1 km. La delimitazione dell’area vasta individuata coincide prevalentemente con le discontinuità morfologiche esistenti, che rappresentano in genere delle barriere naturali alla diffusione degli impatti.
Quali sono le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrografiche ed idrogeologiche di quest’area?
Dal punto di vista geomorfologico, l’area si sviluppa su terreni caratterizzati da pendenze che possono raggiungere normalmente valori del 60-100% (tranne che nelle incisioni), terreni che si raccordano verso Sud-Est con le aree pianeggianti costituite dai modesti terrazzi alluvionali che costeggiano e si incuneano lungo le principali incisioni rappresentate dai torrenti Tegorzo, Calcino, Formisel e Ornic. In corrispondenza dei settori sub-pianeggianti, delimitati dagli orli di terrazzo, si sviluppano i principali nuclei insediativi rappresentati da Alano di Piave, Colmirano, Uson, Campo e Quero. La quota massima dell’area vasta è di circa 790 m s.l.m. in corrispondenza di Rocca Cisa S. Daniele, mentre la quota minima è di circa 190 m s.l.m. in corrispondenza della confluenza del torrente Ornic nel torrente Tegorzo, in prossimità della località Faveri (margine sud-orientale dell’area vasta).
I terrazzi morfologici sui quali si sono sviluppati i nuclei insediativi di Alano, Colmirano e Campo, costituiti dai depositi fluvioglaciali del Wurm, si trovano ad una quota compresa tra 200 e 280 m s.l.m.
Dal punto di vista geologico, l’area ricade nel Massiccio del Grappa, caratterizzato dalla presenza di rocce carbonatiche di origine organogena, formatesi in mare per accumulo di detriti e e spoglie di animali e piante. Tali rocce, dette comunemente calcaree, sono rappresentate nel massiccio da: Calcari dolomitizzati, Calcari e calcari dolomitici, Rosso ammonitico, Biancone, Scaglia Rosa e Rossa, Marne.
Dal punto di vista idrografico, l’area è caratterizzata dalla presenza di quattro bacini imbriferi principali afferenti, procedendo da Nord verso Sud, ai torrenti Tegorzo, Calcino, Formisel e Ornic, separati tra loro da linee di displuvio orientate in direzione NW-SE.
Per quanto riguarda l’idrogeologia, tanto i deflussi superficiali, quanto quelli profondi sono fortemente condizionati dalla permeabilità delle formazioni rocciose, dalla struttura tettonica e dall’estensione dei bacini di alimentazione. Le formazioni più antiche sono caratterizzate da permeabilità secondaria per fratturazione, mentre i depositi quaternari superficiali sono contraddistinte da permeabilità primaria per porosità. Localmente, nelle prime si rinvengono alcune emergenze idriche a carattere stagionale e la presenza di sorgenti.
Quali sono le caratteristiche ambientali di quest’area?
Dalla carta dell’uso del suolo attuale emerge che l’area di indagine è caratterizzata per quasi il 50% della sua superficie dalla presenza di aree boscate (Figura 14) che, presentano valori di interesse naturalistico via via meno significativi avvicinandosi alle aree agricole e a quelle urbanizzate.
Nel restante 50% del territorio prevalgono le aree dedicate alle colture, caratterizzate da un mosaico di piccoli appezzamenti con varie colture annuali, prati stabili e colture permanenti, ed i centri abitati di Alano di Piave (e relative frazioni) e Quero, con le relative pertinenze industriali o commerciali.
Nell’area di concessione mineraria e più specificatamente nell’area di coltivazione sono prevalentemente presenti:
· la tipologia forestale del Castagneto;
· la tipologia forestale dell’Orno-ostrieto tipico;
· la tipologia forestale del Robinieto misto;
· vegetazione delle aree agricole.
La composizione specifica della vegetazione a ridosso delle ultime abitazioni della frazione Campo è composta prevalentemente dalle specie tipice delle aree agricole e da formazioni introdotte dall’uomo con la prevalenza della Robinia.
L’Orno-ostrieto tipico è rappresentato da una formazione gestita interamente a ceduo che ha dunque favorito le specie dotate di maggiore rusticità, quali il Carpino nero.
La terza formazione forestale individuata è rappresentata dal Castagneto che solo in parte è stato opportunamente gestito e coltivato nel passato, ai fini della produzione della castagna; la gestione del castagno a fini della produzione del frutto da origine alle selve castanile, che attualmente si conservano per lo più come vecchie selve. I vecchi esemplari, nonostante non siano più soggetti alle regolari cure di manutenzione tipiche della tradizionale coltivazione del castagno, vengono periodicamente potati con lo scopo di mantenere vitali i soggetti che, per la gran parte, presentano diversi problemi fitosanitari.

Quali emissioni verranno generate durante la realizzazione del progetto?
Le emissioni che il progetto di coltivazione mineraria potrebbe generare durante il suo svolgimento interessano prevalentemente le componenti aria (emissione di polveri legate alle attività di cantiere), rumore e vibrazioni.
Per quanto riguarda l’atmosfera, l’analisi previsionale condotta simulando la dispersione delle polveri in tre differenti scenari di riferimento ha dimostrato che le concentrazioni di polveri saranno sempre nettamente inferiori ai valori limite previsti dalla normativa. Inoltre, le interferenze si ridurranno ulteriormente con lo spostamento delle attività a quote superiori (cantiere Col del Roro), previsto dopo il primo anno e mezzo di coltivazione. A ciò si aggiungano le modalità di gestione del cantiere da parte del Proponente, consistenti nella bagnatura delle piste interne di transito degli automezzi, nei rinverdimenti temporanei delle superfici momentaneamente non coltivate e dei cumuli di terreno da utilizzarsi per le operazioni di recupero ambientale, nel lavaggio dei pneumatici degli automezzi in uscita dalla miniera.
Per quanto concerne il rumore, è stata condotta una specifica analisi previsionale utilizzando come dati di input le misurazioni fonometriche delle attuali attività svolte in una miniera analoga a quella in progetto. Ne è risultato che tutti i livelli di immissione futuri (calcolati nelle condizioni di massima criticità) presso i ricettori ed i punti più prossimi alla miniera, sono privi di componenti impulsive o tonali ed inferiori ai limiti previsti dalle norme vigenti e dalla zonizzazione acustica del territorio.
Relativamente alle vibrazioni, sono state esaminate, in tre differenti scenari di riferimento, i valori previsti, determinati da tutte le operazioni di coltivazione (lavorazioni con escavatore, martello, ripper, esplosivo – quest’ultimo solo per il cantiere Col del Roro). I risultati hanno evidenziato che le vibrazioni indotte da mezzi meccanici risulteranno ai ricettori, con le ipotesi cautelative adottate, ampiamente al di sotto del limite inferiore stabilito dalla Norma UNI 9916 per gli edifici residenziali; inoltre non saranno percepite dai residenti.
Per quanto riguarda l’impiego occasionale di esplosivo, le vibrazioni indotte sull’abitazione più prossima alla miniera possono ritenersi del tutto ammissibili. Per quanto riguarda gli effetti sui residenti, considerando la scarsa frequenza prevista per tale utilizzo e la notevole distanza dai recettori, si ritiene che essi saranno contenuti in accordo con la norma UNI 9614.
Quali effetti si prevedono sulla vegetazione la fauna e gli ecosistemi?
Le aree oggetto della futura coltivazione mineraria sono attualmente boscate; si tratta di boschi che subiscono periodicamente e più o meno intensamente l’intervento dell’uomo, per cui le caratteristiche di naturalità sia in termini vegetazionali che faunistici sono quelli tipici delle aree boscate in prossimità delle aree antropizzate.
Gli impatti a carico della vegetazione, della fauna e più in generale degli ecosistemi, sono generati prevalentemente dalla necessità di rimuovere la vegetazione ed il suolo nelle aree di coltivazione ed in minor misura, dalla produzione di polvere delle attività di cantiere.
Per quanto riguarda la rimozione della vegetazione è importante evidenziare che il progetto di coltivazione è stato impostato al fine di ottenere la volumetria necessaria per soddisfare le esigenze della cementeria minimizzando le superfici di intervento. Inoltre la coltivazione condotta per lotti successivi permetterà un immediato recupero ambientale delle aree dismesse, minimizzando le superfici contemporaneamente prive di vegetazione.
Particolare attenzione è stata infine riservata alle scelte vegetazionali per il ripristino, le quali sono state indirizzate verso le specie autoctone e quelle che offrono maggiori garanzie di rifugio e alimentazione per la fauna.
Per la fauna è importante sottolineare che l’area, costituita da un pendio degradante verso aree antropizzate, non rappresenta attualmente una via preferenziale per i movimenti della fauna, mentre le aree poste a monte, con un grado di naturalità maggiore offrono adeguate possibilità di rifugio e alimentazione. Il disturbo generato dalle attività di coltivazione determinerà un iniziale allontanamento della fauna, la quale si adatterà rapidamente facendo un graduale ritorno nei siti limitrofi alle attività di coltivazione.
Come è stato affrontato il problema della viabilità?
L’apertura della miniera di Alano ha da sempre presentato il problema della viabilità e fin dagli anni ’70 il Proponente incominciò a studiare percorsi alternativi alla viabilità esistente. Nel progetto attuale sono state proposte, tre alternative di percorso che rappresentano altrettante soluzioni tecnico-ambientali al problema (Figura 15), in termini di:
- minimizzazione degli impatti legati al traffico indotto dal trasporto del materiale alla cementeria;
- minimizzazione degli impatti derivanti dalla realizzazione di nuova viabilità;
- miglioramento dell’assetto viario locale a vantaggio dei residenti.
L’analisi comparativa delle tre alternative di percorso è stata svolta al fine di dare agli Enti preposti e all’Amministrazione comunale di Alano gli elementi per la scelta della soluzione migliore.
L’incremento dei flussi di traffico è stato stimato in circa il 6-7% nel tratto di percorso compreso tra la miniera e Fener; questo incremento riguarda unicamente le due fasce orarie, in cui avverrà il trasporto del materiale verso la cementeria, che attualmente sono caratterizzate da modesti flussi di traffico.
Per tutte le alternative proposte gli assi viari interessati saranno, nei punti critici, oggetto di interventi al fine di migliorarne la fruizione e gli standard di sicurezza; in seguito a tali interventi l’andamento planimetrico ed altimetrico dell’intero tracciato non presenterà particolari criticità.
Tenuto conto delle caratteristiche dei tre tracciati previsti e delle possibili interferenze ambientali che potranno generare, sulla base degli elementi disponibili, si ritiene che tutte le soluzioni proposte siano accettabili, anche se con un differente grado di interferenza.
Rimane da sottolineare che, a livello complessivo, l’apertura della nuova miniera ridurrà sensibilmente gli attuali impatti generati sulla viabilità in generale, in quanto non sarà più necessario reperire materiale correttivo per la cementeria da altre province, con percorrenze che oggi raggiungono i 60-70 km.
Quali effetti si prevedono sul paesaggio?
Dall’analisi del paesaggio, emerge che l’area di intervento è ubicata all’interno di un compendio caratterizzato da un paesaggio prevalentemente forestale che, digradando verso la pianura, assume progressivamente la connotazione di paesaggio agrario, con la presenza, oltre che delle aree urbanizzate, anche di aree paesaggisticamente di scarso valore come la zona industriale/artigianale di Alano.
L’opera in esame, dal punto di vista paesaggistico, rappresenta un intervento di una certa rilevanza, per cui è stata sviluppata un’attenta valutazione di quali saranno gli impatti.
E’ importante sottolineare che la tipologia di coltivazione per splateamenti successivi (fette orizzontali discendenti) risulta essere dal punto di vista paesaggistico una delle più compatibili in quanto consente di effettuare il recupero ambientale dei fronti contestualmente alla coltivazione. Inoltre l’accorgimento, impiegato da diversi anni nelle altre miniere gestite dal Proponente, di mantenere un dente di valle con una quinta arborea di mascheramento visivo permette di limitare efficacemente la vista dei piazzali di coltivazione.
Ad eccezione della prima fase (primi due anni) in cui si noteranno maggiormente gli effetti derivanti dal taglio della vegetazione, il cui effetto percettivo e paesaggistico è comunque del tutto simile a quello derivante dalle abituali attività di governo del bosco, le fasi successive vedranno seguire alla coltivazione il rapido recupero ambientale dei fronti dismessi.
Quali misure sono state previste per minimizzare gli effetti ambientali dell’opera?
Siccome il progetto è stato sviluppato contestualmente allo Studio di Impatto Ambientale, dall’analisi ambientale e dalle valutazioni previsionali dell’opera sull’ambiente sono emerse alcune soluzioni progettuali capaci di minimizzare direttamente gli effetti potenziali dell’opera stessa.
In particolare:
- si è optato per il metodo di coltivazione a fette orizzontali discendenti con esaurimento di una fetta per volta, che consente da un lato di ottimizzare la contestualità tra operazioni di coltivazione e di sistemazione ambientale, e dall’altro di ridurre l’impatto visivo e la propagazione del rumore generato dall'attività, e quindi il disturbo da essa arrecato verso l'esterno, grazie alla possibilità di "mascherare" il cantiere lasciando verso valle un “dente” di materiale ancora da coltivare con sopra la propria vegetazione arborea;
- la sequenza dei lavori è tale da assicurare la sistemazione della zona a monte prima dell’asportazione della quinta di mascheramento visuale, così da non esporre mai alla vista cantieri ancora in estrazione ma solo aree già rinverdite;
- le superfici in estrazione sono sempre limitate alla sola fascia oggetto di coltivazione: in questo modo le aree interessate dalle operazioni di scavo hanno la minima estensione possibile;
- per ridurre le emissioni di polveri aerodisperse nell’ambiente circostante, il Proponente metterà in atto una serie di azioni preventive e di controllo, quali la bagnatura periodica della viabilità di servizio e delle aree di lavoro, la pavimentazione della viabilità tra la zona di servizio e la viabilità pubblica, la realizzazione di un impianto di lavaggio dei pneumatici degli automezzi con bagnatura mediante nebulizzazione del materiale nel cassone, la pulizia periodica della viabilità di servizio pavimentata, la limitazione della velocità degli autocarri sulla viabilità della miniera, la programmazione di campagne periodiche di monitoraggio delle polveri totali sospese e delle polveri depositate presso i ricettori verosimilmente più esposti;
- per ridurre le emissioni di rumore e vibrazioni, si ricorrerà ove possibile all’abbattimento mediante mezzi meccanici. Qualora si dovesse fare ricorso all’uso di esplosivo, si provvederà all’utilizzo di una strumentazione sismografica per il monitoraggio delle vibrazioni;
- sono state sviluppate tre alternative di tracciato per il collegamento della miniera con la viabilità pubblica, al fine di permettere un’opportuna analisi, valutazione e scelta da parte degli Enti preposti e dall’Amministrazione comunale di Alano di Piave;
- gli assi viari interessati dal passaggio degli autoarticolati da/per la miniera saranno interessati, nei punti critici, da interventi per il miglioramento degli standard di sicurezza.
Ci saranno degli impatti residui dopo la chiusura della miniera?
Al cessare delle attività di estrazione e trasporto del minerale cesseranno le emissioni di polveri, rumore e vibrazioni.
Il sito riacquisterà progressivamente la sua attuale valenza ambientale, in cui le modifiche morfologiche del territorio risulteranno sempre meno avvertibili grazie agli accurati interventi di ricomposizione morfologica e di recupero ambientale.
Permarranno invece gli effetti positivi legati agli interventi di sistemazione ed adeguamento del sistema viario locale per quanto ne concerne la fruizione pubblica (di entità variabile in funzione della soluzione adottata).













ALLEGATO N.1


Indice generale degli elaborati presentati nello Studio d’Impatto Ambientale e la guida alla lettura













Indice generale degli elaborati presentati nello studio d’impatto ambientale e guida alla lettura

Nel presente allegato, secondo quanto previsto dalle “Norme regionali di attuazione della Legge Regionale 26 marzo 1999, n.10” capitolo 5, verranno descritti gli elaborati presentati all’interno dello Studio d’Impatto Ambientale, dandone per quanto possibile una guida alla lettura.

Lo studio si compone di tre parti: Volume 1, Volume 2 e Allegati.

All’interno del Volume 1 sono contenuti i seguenti elaborati:
1. Presentazione del proponente, degli obiettivi del progetto ed inquadramento generale del sito
2. Quadro di riferimento programmatico
3. Quadro di riferimento progettuale

All’interno del Volume 2 sono contenuti i seguenti elaborati:
4. Quadro di riferimento ambientale
5. Analisi complessiva e conclusioni

Allegato 1: Certificato di attestazione Norma UNI EN ISO 14001:2004

Appendice 1: Studio specialistico della componente Atmosfera
Appendice 2: Studio specialistico delle componenti Vegetazione, Fauna, Ecosistemi e suolo
Appendice 3: Studio specialistico della componente Rumore
Appendice 4: Studio specialistico della componente Vibrazioni
Appendice 5: Valutazione di Incidenza Ecologica (VIEc)

Di seguito si riporta la descrizione dei contenuti e l’indice completo degli elaborati precedentemente elencati.

1. Presentazione del proponente, degli obiettivi del progetto ed inquadramento generale del sito

All’interno di questo capitolo sono riportati i seguenti argomenti:
- Significato socio-economico dell’attività in esame nel contesto territoriale.
- Descrizione delle caratteristiche del sito in esame, mediante l’inquadramento geografico e la definizione delle motivazioni del nuovo progetto.
- Gli obiettivi aziendali di gestione della miniera, evidenziando congiuntamente le motivazioni del nuovo progetto.
- Analisi delle possibili alternative di sito e dell’alternativa “zero” ossia di non realizzazione del progetto.
- Normative di riferimento per la realizzazione dello Studio d’Impatto e per la definizione del progetto.

Di seguito viene riportato l’indice completo del capitolo.

1.
PRESENTAZIONE DEL PROPONENTE, DEGLI OBIETTIVI DEL PROGETTO ED INQUADRAMENTO GENERALE DEL SITO

1.1
PREMESSA


1.1.1
Attività estrattiva e salvaguardia ambientale


1.1.2
La certificazione ambientale ISO14001


1.1.3
L’industria cementi giovanni rossi s.p.a.: significato socio-economico dell’attività nel contesto territoriale

1.2
CARATTERISTICHE DEL SITO


1.2.1
Inquadramento geografico


1.2.2
Caratteristiche del materiale estratto


1.2.3
Motivazioni del nuovo progetto


1.2.4
Analisi di siti alternativi



1.2.4.1
Alternative di sito



1.2.4.2
Opzione zero

1.3
NORMATIVA DI RIFERIMENTO




2. Quadro di riferimento programmatico

All’interno di questo capitolo viene valutata la coerenza del progetto con gli strumenti di programmazione e di pianificazione a tutti i livelli ed in particolare, con gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica e di tutela ambientale.
Di seguito viene riportato l’indice completo del capitolo.

2.
quadro di riferimento programmatico

2.1
GENERALITÀ

2.2
REQUISITI DELL’OPERA IN PROGETTO IN RELAZIONE AGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE


2.2.1
Strumenti di programmazione e pianificazione regionale e provinciale



2.2.1.1
Il Programma Regionale di Sviluppo (P.S.R.)



2.2.1.2
Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (P.T.R.C.)



2.2.1.3
Il Piano d’Area del Massiccio del Grappa (P.A.M.A.G.)



2.2.1.4
Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.)



2.2.1.5
Il Piano Pluriennale di Sviluppo Socio-Economico della Comunità Montana (P.P.S.S.E.)


2.2.2
Strumenti Urbanistici Comunali



2.2.2.1
Il Piano Regolatore Generale Comunale di Alano di Piave



2.2.2.2
Il Piano Regolatore Generale Comunale di Quero


2.2.3
Altre eventuali pianificazioni d’interesse



2.2.3.1
Direttiva 92/43/CEE “Direttiva Habitat”relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche



2.2.3.2
Direttiva 79/409/CEE “Direttiva Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli acquatici



2.2.3.3
Convenzione di Bonn, relativa alla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica



2.2.3.4
Convenzione di Berna, relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa



2.2.3.5
Convenzione di Washington (CITES) ed i regolamenti Comunitari di attuazione



2.2.3.7
Strumenti di programmazione settoriale

2.3
SINTESI DEL QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
3. Quadro di riferimento progettuale

All’interno di questo capitolo sono riportati i seguenti argomenti:
- La definizione delle caratteristiche merceologiche del materiale estratto con la previsione dei volumi annui necessari al soddisfacimento delle esigenze della cementeria.
- L’organizzazione dell’attività estrattiva, intesa come risorse umane e mezzi impiegati, e piano e metodo di coltivazione.
- Dimensionamento dell’intervento di coltivazione con divisione per lotti successivi.
- Definizione degli interventi di ottimizzazione, mitigazione e compensazione ambientali in corso di coltivazione.
- Descrizione del progetto di recupero ambientale, con particolare riferimento alla definizione degli interventi di sistemazione idrogeologica e morfologica, la rinaturalizzazione ed il miglioramento della fruibilità delle aree dismesse.

Di seguito viene riportato l’indice completo del capitolo.

3.
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE

3.1
CARATTERISTICHE DEL MATERIALE ESTRATTO


3.1.1
Destinazione del materiale estratto


3.1.2
Previsioni volumi annui


3.1.3
Caratteristiche merceologiche dei materiali estratti

3.2
ORGANIZZAZIONE DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA


3.2.1
Personale impiegato


3.2.2
Impianti di futura realizzazione


3.2.3
Mezzi di futura acquisizione in cantiere


3.2.4
Viabilità di cantiere


3.2.5
Metodo e piano di coltivazione



3.2.5.1
Premessa



3.2.5.2
Metodo di coltivazione


3.2.6
Tecnica di abbattimento



3.2.6.1
Premessa



3.2.6.2
Abbattimento del minerale


3.2.7
Materiali di consumo e consumi energetici


3.2.8
Stabilità dei versanti


3.2.9
Dimensionamento dell’intervento estrattivo e programma di coltivazione

3.3
PIANO DI OTTIMIZZAZIONE, MITIGAZIONE, COMPENSAZIONE


3.3.1
Interventi di ottimizzazione ed opere di mitigazione in corso di coltivazione


3.3.2
Progetto di recupero ambientale



3.3.2.1
Interventi di regimazione delle acque superficiali



3.3.2.2
Interventi di rinaturalizzazione



3.3.2.3
Piano di manutenzione



3.3.2.4
Recupero ambientale: divisione in lotti


4. Quadro di riferimento ambientale

All’interno di questo capitolo sono riportati i seguenti argomenti:
- L’inquadramento del sito e dell’area vasta indagati per la definizione degli impatti ambientali generati dall’opera in progetto.
- Descrizione della metodologia impiegata per la determinazione e stima degli impatti ambientali.
- Definizione per ogni componente (aria, suolo, acqua, vegetazione, fauna, rumori, vibrazioni, paesaggio, viabilità e salute pubblica) della stato attuale, degli elementi del progetto che interferiranno con la componente stessa, arrivando infine alla stima degli impatti.

Di seguito viene riportato l’indice completo del capitolo.

4.
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE

4.1
INQUADRAMENTO DELL’AMBITO TERRITORIALE INTERESSATO


4.1.1
Inquadramento antropico


4.1.2
Uso del Suolo

4.2
METODOLOGIA DI ANALISI E VALUTAZIONE


4.2.1
Ambito di influenza potenziale


4.2.2
Metodologia di individuazione degli impatti


4.2.3
Metodologia di stima degli impatti

4.3
ATMOSFERA


4.3.1
Introduzione e metodologia adottata


4.3.2
Caratterizzazione meteoclimatica


4.3.3
Qualità dell’aria – analisi previsionale



4.3.3.1
Premessa



4.3.3.2
Modellazione della dispersione



4.3.3.3
Impostazione della modellazione/Scenari di riferimento



4.3.3.4
Risultati


4.3.4
Impatti previsti o potenziali

4.4
SUOLO E SOTTOSUOLO


4.4.1
Introduzione e metodologia adottata


4.4.2
Quadro geologico



4.4.2.1
Geomorfologia



4.4.2.2
Successione litostratigrafica



4.4.2.3
Inquadramento geologico-strutturale e cenni sulla sismologia locale


4.4.3
Capacità d’uso del suolo – sottosistemi di terre – pedologia



4.4.3.1
Capacità d’uso del suolo



4.4.3.2
Sottosistemi di terre



4.4.3.3
Pedologia


4.4.4
Impatti previsti o potenziali

4.5
AMBIENTE IDRICO


4.5.1
Introduzione e metodologia adottata


4.5.2
Acque superficiali


4.5.3
Acque sotterranee


4.5.4
Modificazioni geomorfologiche e idrografiche legate al progetto di coltivazione



4.5.4.1
Modificazioni dell’assetto idrografico



4.5.4.2
Interferenze idrogeologiche con l’affioramento idrico a N della concessione mineraria


4.5.5
Impatti previsti o potenziali

4.6
VEGETAZIONE, FAUNA ED ECOSISTEMI


4.6.1
Vegetazione



4.6.1.1
Introduzione e metodologia adottata



4.6.1.2
Stato attuale della componente



4.6.1.3
Estensione delle tipologie di vegetazione spontanea all’interno dell’area vasta



4.6.1.4
Estensione delle tipologie di vegetazione spontanea all’interno dell’area di progetto



4.6.1.5
Attribuzione del pregio vegetazionale



4.6.1.6
Valutazione della qualità complessiva della vegetazione


4.6.2
Fauna



4.6.2.1
Stato attuale della componente



4.6.2.2
Attribuzione del livello di qualità della componente



4.6.2.3
Attribuzione del pregio faunistico della componente


4.6.3
Ecosistemi



4.6.3.1
Introduzione e metodologia adottata



4.6.3.2
Stato attuale della componente



4.6.3.3
Estensione degli ecosistemi all’interno dell’area vasta



4.6.3.4
Estensione degli ecosistemi all’interno dell’area di progetto



4.6.3.5
Attribuzione del livello di qualità della componente


4.6.4
Impatti previsti o potenziali

4.7
RUMORE


4.7.1
Introduzione e metodologia adottata


4.7.2
Situazione attuale



4.7.2.1
Zona di appartenenza dell’area di intervento



4.7.2.2
Monitoraggio fonometrico


4.7.3
Analisi previsionale: variazione del clima acustico in relazione all’ipotesi di progetto



4.7.3.1
Definizione degli scenari e delle relative sorgenti sonore



4.7.3.2
Modello previsionale


4.7.4
Impatti previsti o potenziali

4.8
VIBRAZIONI


4.8.1
Introduzione e metodologia adottata


4.8.2
Situazione attuale


4.8.3
Analisi previsionale



4.8.3.1
Definizione degli scenari e delle relative fonti di vibrazione



4.8.3.2
Risultati


4.8.4
Impatti previsti o potenziali


4.9
PAESAGGIO ED INTERVISIBILITÀ


4.9.1
Introduzione e metodologia adottata


4.9.2
Aspetti fisico-morfologici e storico-culturali dell’area



4.9.2.1
Caratterizzazione paesaggistica, ed unità di paesaggio



4.9.2.2
Aspetti storico-culturali


4.9.3
Caratterizzazione dell’opera in progetto


4.9.4
Stima degli effetti sul contesto paesaggistico



4.9.4.1
Bacino e fasce di intervisibilità



4.9.4.2
Sezioni di intervisibilità



4.9.4.3
Valutazione del grado di percezione visiva dell’opera


4.9.5
Impatti previsti o potenziali

4.10
VIABILITÀ E TRASPORTI


4.10.1
Situazione attuale del sistema viario


4.10.2
Analisi dei flussi di traffico


4.10.3
Analisi delle soluzioni alternative proposte


4.10.4
Confronto delle alternative proposte


4.10.5
Impatti previsti o potenziali

4.11
SALUTE PUBBLICA


4.11.1
Introduzione e metodologia adottata


4.11.2
Stima degli impatti

5. Analisi complessiva e conclusioni

All’interno di questo capitolo sono riportati i seguenti argomenti:
- La sintesi dei singoli quadri di riferimento e delle loro conclusioni in modo tale da avere un quadro complessivo ed immediato della situazione di progetto, della pianificazione e programmazione territoriale e del contesto ambientale.
- La sintesi delle conclusioni riprese per ogni componente ambientale, divise per la fase di esercizio della miniera e di post-chiusura ossia al termine delle operazioni di coltivazione e recupero ambientale.

Di seguito viene riportato l’indice completo del capitolo.

5.
ANALISI COMPLESSIVA E CONCLUSIONI

5.1
LOCALIZZAZIONE DELL’OPERA IN RELAZIONE AGLI OBIETTIVI DI PROGRAMMAZIONE E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE




5.2
IL PROGETTO DI COLTIVAZIONE MINERARIA

5.3
MODIFICAZIONE DELLE CONDIZIONI D’USO E DELLA FRUIZIONE POTENZIALE DEL TERRITORIO

5.4
EFFICACIA DEGLI INTERVENTI DI MITIGAZIONE




5.5
IMPATTO SUL SISTEMA AMBIENTALE COMPLESSIVO


5.5.1
Fase di esercizio della miniera


5.5.2
Fase di post chiusura

5.6
CONCLUSIONI

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